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Vincent Van Gogh

30 Marzo 2020
La notte stellata - Vincent Van Gogh

Vincent Van Gogh 

Vincent Van Gogh nasce il 30 Marzo del 1853, pittore olandese, ha esercitato sugli artisti e sul pubblico del novecento un’impressione tanto forte e duratura. Dalla personalità disperata e insoddisfatta, usa la pittura inizialmente solo come elemento di comunicazione. Le sue opere emanano luce, forza vitale ma anche disperazione, nel XX secolo diventano il segno del disagio interiore, e provocano apprezzamenti senza precedenti tra i collezionisti occidentali e giapponesi.

Conosciamolo meglio

Sofferente di una malattia mentale e alla continua ricerca di pace scappa di casa giovanissimo e trova lavoro presso un mercante di stampe, in questi anni incontra per la prima volta l’arte.
Ritorna in Olanda, dopo un periodo trascorso in Gran Bretagna, spinto dal desiderio di intraprendere la stessa via di suo padre. Egli era un pastore protestante, aveva impresso nei suoi figli un profondo moralismo e una propensione all’assistenza ai più deboli.
Non andarono a buon fine i tentativi di Van Gogh di diventare pastore, e venne così sospeso dal primo incarico, per eccesso di zelo.
Abbandona la comoda abitazione che gli era stata assegnata per stare più vicino ai minorati e si costruisce una baracca.
Inizia successivamente a disegnare, nel 1880 si trasferisce a Bruxelles, mantenuto dal fratello minore Theo, inizia a prendere lezioni di anatomia e di disegno. In quel periodo il legame fra i due fratelli si intensifica, e sei mesi dopo la morte di Vincent, distrutto dal dolore è morto anche Theo.
Nel 1881 l’artista inizia a praticare l’olio su tela e a raccogliere stampe di quadri storici.
Allo stesso tempo inizia una relazione sentimentale tormentata che lo induce ad una serie di fallimenti.
Dopo anni passati a vagabondare tra Olanda e Belgio, nel 1986 dopo che si iscrive all’Accademia di Anversa, raggiunge Theo a Parigi in uno stato di grave prostrazione nervosa.

Vincet Van Gogh e i cambiamenti

Grazie a Theo che gestiva una galleria dove esponevano alcuni pittori impressionisti.
Vincent entra in contatto con Monet, Renoir, Seurat, Signac, Degas, Pissarro, Sisley e infine anche con Gauguin.
Da questi incontri scaturisce un energia che si rivela redditizia, il pittore abbandona i colori, spenti, i temi sociali della sua prima pittura influenzati dal realismo. Nasce così la nuova tavolozza chiara, accesa dai contrasti tra colori complementari. Le sue pennellate da quel momento si allungano. Utilizza una tecnica fatta di tratti allungati e simili a una scrittura automatica. Rinnova la prospettiva anche sulla delle stesure piatte caratteristiche delle stampe giapponesi, e anche la tecnica grafica del disegno a “punto e tratto”. Il desiderio della luce più forte e i ritmi della vita cittadina lo spinsero a trasferirsi nel Sud della Francia nel 1888, ad Arles, nella famosissima “casa gialla”.
Qui aspettava l’arrivo di Paul Gauguin, che era per lui un maestro. La convivenza tra i due non dura molto a causa di divergenze causate dalla diversa visione dell’arte sia sullo scopo e sia sui metodi. Van Gogh non ammette i contorni tracciati con il nero, le pennellate piatte, non gestuali e soprattutto il simbolismo appariscente nelle opere di Gauguin. Vincent sostiene le sue idee in modo molto fanatico, e il passionale Gauguin non riuscì a resistere oltre il giorno dove Vincent lo minaccia con un coltello e con la stessa arma si taglia poi un orecchio. Rotto questo sodalizio Van Gogh passa lunghi periodi in manicomio. Viene allontanato da Arles definitivamente per il timore che suscitava nei cittadini. Nei primi mesi del 1890 arrivano i primi successi. Un critico scrive pagine esaltanti sul suo lavoro e i suoi quadri vengono esposti al Salon des Indeépendants. Probabilmente incapace di gestire l’agitazione per i primi successi, si suicida il 29 luglio dello stesso anno.

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